23/09/2016


Giancarlo Iliprandi (1925-2016)

23/09/2016


Giancarlo Iliprandi (1925-2016)

Il prolifico designer milanese Giancarlo Iliprandi è morto il 15 settembre 2016 all'età di 91 anni.

Nell'estate del 2015, Giancarlo Iliprandi era a Londra per partecipare alla mostra Fedrigoni 'Made in Italy', un'esibizione di manifesti, copertine di dischi, brand identities ed altri lavori provenienti dall'archivio AIAP. Illiprandi ha partecipato firmando i suoi poster e chiacchierando allegramente in un ottimo inglese. Il giorno seguente ha concesso una intervista a John L. Walters, direttore della rivista Eye e di Pulp, per raccontare la sua lunga carriera. Il testo che segue è stato pubblicato in Pulp no. 6 nel 2015.

 

Persone e carta: Giancarlo Iliprandi

"Qualcuno in Italia sostiene che non si mangia con la cultura, ma non è vero," dice Iliprandi."Non si vive di solo pane, il pane ci vuole ma anche le idee!"

John L. Walters intervista il designer milanese Giancarlo Iliprandi, la cui lunga carriera è onorata in un nuovo libro. Fotografia di 
Andrea Basile

Il graphic designer milanese Giancarlo Iliprandi è un camaleonte fra i professionisti italiani della sua generazione. Nato nel 1925, ha seguito molte strade da quando è diventato maggiorenne appena dopo la Seconda Guerra: dagli studi di medicina è passato a quelli di belle arti e infine ha scelto design, mentre coltivava in segreto l'ambizione di essere uno scrittore. In una carriera che si estende per sette decenni il suo approccio e il suo stile sono cambiati radicalmente e improvvisamente, come è accaduto anche al jazzista Miles Davis, un quasi contemporaneo di cui ammira la musica. Il suo portfolio – ora pubblicato in *Note (Ulrico Hoepli editore), un volume di 272 pagine stampato su Arcoprint 1 EW 140 g/m2 e Symbol Matt 300 g/m2 per la copertina – comprende creazioni manuali, progettazione al servizio delle idee, tipografia, grafica pop d'impatto, illustrazione al tratto, direzione artistica per l'editoria e suggestivi reportage ad acquerello.

Nella conversazione Iliprandi mostra una mente acuta e un approccio entusiastico per ogni cosa che incontra, e idee chiare sul mondo della didattica del design, l'argomento che ha inaugurato la nostra chiacchierata l'estate scorsa in occasione di "Made in Italy", la mostra di Fedrigoni a Londra. (La mostra, molto ben accolta, si sposterà presto in Scozia e altrove). Ho chiesto a Iliprandi del suo discorso del 1991 (ristampato in *Note) per l'International Council of Graphic Design Associations (Icograda), nel quale ha delineato le qualità essenziali del design affermando che doveva essere "formale, innovativo, funzionale", ma che ciò non era abbastanza; doveva essere anche "culturale, etico, e istruttivo".

Iliprandi ribadisce le sue convinzioni. "Un buon servizio non è abbastanza. Il design dovrebbe essere qualcosa che rende la vita migliore, non solo qualcosa di facile da comprare e consumare."

Tuttora l'opera di Iliprandi non è difficile da godere e apprezzare. Il suo lavoro degli anni Cinquanta e Sessanta – copertine di libri e LP, manifesti e mostre – riflette il gusto estetico del Modernismo milanese con giocosità e praticità. Come molti dei suoi contemporanei, era sostanzialmente un autodidatta e la necessità gli ha insegnato a piegare ogni volta che serviva la sua mano a diverse abilità: illustrazione, disegno di lettere, collage e architettura.

All'inizio si era iscritto alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano, ma in seguito si è trasferito all'Accademia di Brera per studiare pittura, diplomandosi nel 1949. Poi ha studiato scenografia, cosa che l'ha condotto a lavorare per il teatro, disegnando scene e costumi, e a progettare l'allestimento di mostre. Ha incontrato molti designer importanti, tra cui Bruno Munari (amico di una vita), Max Huber, Antonio Boggeri e i fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni, coi quali collaborava nella progettazione di allestimenti espositivi. In ogni caso il graphic design era la sua vocazione.

"Quando ho cominciato a studiare per diventare un grafico non c'erano scuole in Italia, così ho dovuto imparare il mestiere da solo, comprando libri, comprando Graphis e altre riviste. Quello che ho capito era che la cosa più importante era studiare tipografia, perché è la tipografia la base su cui tutto il resto poggia. La tipografia è lo sfondo."

Iliprandi ha fatto copertine di libri per l'editore Valentino Bompiani e curato la direzione artistica di Scinautico, una testata sportiva. Per La Rinascente ha progettato espositori pubblicitari, pubblicità degli eventi e una rivista aziendale, Uomo. In *Note scrive che nel suo periodo di gloria La Rinascente era un esempio di grafica totale: non un semplice marchio, ma "un momento di incontro con un nuovo modo di vivere."

Ha progettato copertine di 33 giri per l'eccellente collana di canzoni folk delle Edizioni del Gallo "I dischi del sole", o nuovo canzoniere italiano. Quando la fonderia di caratteri Nebiolo costituì un gruppo di studio per sviluppare nuovi tipi, lui era membro di un supergruppo italiano di designer che comprendeva Bruno Munari, Franco Grignani, Pino Tovaglia, Ilio Negri, Till Neuburg, e Aldo Novarese della Nebiolo. Ne vennero fuori due caratteri, Forma e Modulo.
Nei tardi anni Sessanta, Iliprandi si è adeguato professionalmente alle nuove tecnologie e al cambio di clima culturale, esplorando le possibilità della fotografia piuttosto che il segno fatto a mano. La sua fortuna è stata quella di lavorare con clienti con cui c'era un buon rapporto, come la già citata Rinascente, la Rai, Olivetti, Pirelli, Treccani e Fiat, tutti protagonisti della storia del successo italiano del dopoguerra, con dirigenti che nel complesso mostravano una buona comprensione della cultura del design.

Alcuni dei suoi progetti graficamente più brillanti sono stati realizzati per le cucine 
RB Rossana, facendo un lavoro che nelle parole di Iliprandi era "dedicato alle divinità della gastronomia". Molte delle sue proposte grafiche per questo marchio fanno uso di cuori o della parola "amore" per rappresentare una passione molto italiana per il cibo e la sua preparazione. Il rapporto di collaborazione è durato per oltre 30 anni.

Un altro cliente importante è stato il produttore di mobili Arflex, i cui materiali promozionali mostrano la crescente fiducia di Iliprandi nella fotografia, e la sua maliziosa appropriazione della grafica dell'arte pop. Per gli espositori da vetrina di Strips, una collezione modulare di letti, divani e poltrone disegnati dall'architetto Cini Boeri, ha chiamato un talento emergente come Oliviero Toscani (diventato poi molto noto grazie alla sua collaborazione con Benetton e alla rivista Colors). Iliprandi è stato anche l'art director di testate quali Popular Photography Italiana, Phototeca, Il Diaframma (per l'omonima galleria d'arte milanese) ed Esquire & Derby, basata sulla rivista americana.

Nei primi anni Settanta Iliprandi ha attraversato un periodo difficile. Parlando con Alberto Saibene in *Note, confessa che per tre anni si è dato all'alcol bevendo quasi una bottiglia di whisky al giorno. Comunque pare che abbia superato rapidamente questo tipo di problemi dedicandosi al lavoro e ad altri interessi come le arti marziali e la scherma. Per molti anni è stato il presidente del Kendo Club Miyamoto Musashi Milano.

Negli anni Ottanta tra i suoi clienti c'erano Honeywell, per cui ha disegnato forme di lettere per stampanti ad aghi, e Grancasa, un nuovo tipo di negozi per la casa in grandi spazi industriali per cui ha creato un'archigrafia nei colori dell'arcobaleno. Si è anche impegnato di più nell'insegnamento e nelle associazioni professionali come Icograda, ADI (Associazione per il Disegno Industriale), e l'Art Directors Club di Milano.

Nei tardi anni Ottanta Iliprandi ha cominciato a dipingere ad acquarello, illustrando i suoi viaggi in Nord Africa, Islanda, Asia settentrionale e altrove. "Ho cominciato a viaggiare quando morì mia madre" dice Iliprandi. Per registrare ciò che osservava ha cominciato a disegnare e dipingere, perché pensava che l'atto di fotografare, da straniero in una terra mai vista prima, fosse troppo aggressivo. "Quando disegni non sei mai aggressivo" dice. In *Note lui parla di "ebbrezza da spazio vuoto". Le tensioni interne di questi anni mettono in forse futuri viaggi in Nord Africa, ma "in Africa puoi ancora viaggiare a sud dell'Equatore. La Namibia è bellissima, un posto che puoi girare anche da solo, basta una tenda sul tetto della macchina."

Di smettere di lavorare comunque non se parlava. Nel 1993, a 68 anni ha avviato un nuovo studio, Iliprandi Associati, con Monica Fumagalli, che rimane a tutt'oggi la sua partner. *Note copre un'attività professionale che dura da quasi settant'anni.

Comunque *Note è più di una monografia. Il volume include la storia della famiglia Iliprandi – suo padre commerciava in automobili – e ci sono parecchi aneddoti e osservazioni riguardanti i colleghi e i clienti, e le modalità con cui cultura del design e insegnamento sono cambiati. Ritiene che scrivere sia indispensabile per la professione: "Quando hai un problema e scrivi un rapporto dettagliato in merito, è importante. È parte del lavoro, serve a chiarire le cose."
Iliprandi ama anche citare una massima di Munari: "quello che resta di te è quello che fai per gli altri". "Tanta altra gente diceva la stessa cosa – Nelson Mandela, per esempio – ma Munari lo diceva in modo semplice." Iliprandi ricorda Munari con grande affetto, come qualcuno che era rigoroso, ma aveva "un dono per la cordialità contagiosa".

Nei suoi discorsi e scritti, Iliprandi a volte dà voce al timore che i designer siano troppo spesso snobbati come dei noiosi secchioni o spinti sotto i riflettori per esibirsi in qualche "numero di alta giocoleria". Per lui il design dev'essere molto di più che "servizi e spettacolo".

"Qualcuno in Italia sostiene che non si mangia con la cultura, ma non è vero" dice Iliprandi. "Non si vive di solo pane, il pane ci vuole ma anche le idee!"

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Foto di Andrea Basile.